Going back to work
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I racconti di chi ha superato la malattia oncologica ed ha ripreso a lavorare

Smarrirsi, cercarsi per poi ritrovarsi. Esiste qualcosa di più umano? Non importa con quale di queste tre azioni si inizi o si finisca, ognuna di esse rappresenta comunque la tappa obbligatoria di un percorso comune a tutti noi e che si regge su emozioni, su impressioni e su parole, il cui scopo ultimo è quello costruire e attribuire un senso a una delle esperienze più caratteristiche della vita stessa: trovare sé stessi. Dopo tutto, senza una sintesi, nella quale il senso finisce spesso per essere solo l’elemento più visibile, non può esserci confronto, condivisione e quindi progresso verso alcuna meta.

Per questo, e data anche la natura eterogenea dell’équipe che prende parte a questo progetto, si è scelto di realizzare qui un diario di bordo rivolto agli operatori del settore sanitario che interagiscono con i lungo-sopravviventi e, ovviamente, a quest’ultimi, che descriva nel dettaglio i progressi di un viaggio privo di libretto di istruzioni. Ciò che abbiamo, infatti, sono le competenze che ogni specialista porta con sé, una struttura nella quale muoversi – rappresentata dai confini del Progetto – ed infine una sensazione che ci indica l’obiettivo che vorremmo raggiungere. Saranno poi le storie, le esperienze e le emozioni dei lungo sopravviventi e degli operatori sanitari che li seguono, ad attribuire una leggibilità e un senso comune al nostro percorso.

L’arte del Kintsugi e la scoperta di sé

Come nel Kintsugi, anche questo progetto è scevro dall’illusione di ripristinare ciò che per sua natura è destinato a cambiare. D’altronde, ogni essere umano sperimenta continui cambiamenti del proprio corpo e della psiche. Ed in questo susseguirsi di fasi della vita, la malattia non rappresenta che il catalizzatore più potente di cui possiamo fare esperienza. Un momento che ci segnala un passaggio, veloce o lento che sia, verso qualcos’altro che all’inizio si presenta solo come una grande incertezza, uno smarrimento.

Nell’arte del Kintsugi tutte queste fasi sono presenti. Dalla rottura dell’unità alla sua ricomposizione, mediante metalli preziosi, per conferire all’originale ormai perduto una nuova veste e qualità intrinseca.

Gli articoli del nostro Blog

  • L’arte del Kintsugi quale mezzo di cura

    L’arte del Kintsugi quale mezzo di cura

    Nulla si distrugge, tutto si trasforma. L’arte del Kintsugi ci insegna a volgere lo sguardo oltre il dispiacere e la rabbia scaturite dalla perdita, al fine di trovare nuovi modi per ricucire tra di loro il passato e il presente. Il primo rappresentato dal ricordo dell’oggetto ancora integro, in origine un vaso o una tazza,…


  • L’importanza della prevenzione dell’invecchiamento mentale per una sana longevità

    L’importanza della prevenzione dell’invecchiamento mentale per una sana longevità

    Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, […] bensì uscire da quella ‘zona grigia’ in cui tutto è abitudine…” [Rita Levi Montalcini] Se vi chiedessi di immaginare una lampadina accesa e di dirmi la prima parola che vi viene in mente, cosa direste? E se vi chiedessi di fare la stessa cosa immaginando il nostro cervello?…


  • Going back to work: ripartire da sé

    Going back to work: ripartire da sé

    Da oltre 100 anni la Sede Centrale LILT promuove progetti ed iniziative rivolte alla prevenzione delle malattie oncologiche, la cui diffusione riguarda sempre più individui e in fasce d’età più basse rispetto al passato. Stando ai dati diffusi dall’ultimo rapporto dello IARC, pubblicato il 27 Gennaio scorso, rispetto al 2020, nel 2022 le diagnosi di…