L’importanza della prevenzione dell’invecchiamento mentale per una sana longevità
L’importanza della prevenzione dell’invecchiamento mentale per una sana longevità

L’importanza della prevenzione dell’invecchiamento mentale per una sana longevità

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, […] bensì uscire da quella ‘zona grigia’ in cui tutto è abitudine…”

[Rita Levi Montalcini]

Se vi chiedessi di immaginare una lampadina accesa e di dirmi la prima parola che vi viene in mente, cosa direste? E se vi chiedessi di fare la stessa cosa immaginando il nostro cervello?

Idee e potenzialità, ecco cosa ho pensato quando ho visto l’immagine che vedete qui sopra ed è per questo motivo che l’ho scelta proprio per iniziare. Ad un livello “macroscopico”, per noi esseri umani è possibile compiere azioni, percepire stimoli attraverso i sensi e tradurre ciò che pensiamo in un messaggio comprensibile e condivisibile grazie al linguaggio.

Ma se immaginassimo di avere uno zoom che consentisse di raggiungere il livello “microscopico”, ci accorgeremmo che quello che noi riusciamo a vedere e ad esprimere è il risultato di miliardi di contatti tra le cellule nervose, che inviano e ricevono impulsi provenienti da ogni parte del corpo.

Come funziona il nostro cervello

Il funzionamento efficiente di questi meccanismi di comunicazione tra i neuroni (la “via chimica” mediata dai neurotrasmettitori e la “via elettrica” generata dai potenziali d’azione) si manifesta in modo silente: a noi sembra naturale poter parlare, poterci muovere e relazionare con il mondo circostante. Quotidianamente risolviamo questioni pratiche, costruiamo relazioni con le altre persone, proviamo emozioni…siamo parte attiva nel mondo. Quindi perché dovremmo preoccuparci di neuroni, sinapsi e neurotrasmettitori?

Se si consulta il dizionario Treccani, alla voce “prevenzione”, tra le altre definizioni si trova anche: “…Prendere tutte le precauzioni necessarie perché un evento negativo o dannoso non si verifichi…”: ovviamente questo non garantisce la completa immunità da possibili eventi patogeni, ma offre la possibilità di giocare un ruolo attivo nel prendersi cura della propria salute. E dunque, tornando all’osservazione sull’importanza dei neuroni e delle sinapsi, perché il nostro cervello dovrebbe essere esente da questo processo di cura?

Ecco, allora, che mi torna in mente l’immagine della lampadina accesa…idee e potenzialità….

Diventare anziani: come evolve la nostra mente?

Se l’invecchiamento è inevitabile, non lo è altrettanto il modo in cui si affronta il percorso di vita che porta ad “essere anziani” ed è qui che si apre il ventaglio di possibilità offerte dalla stimolazione cognitiva nell’ambito della prevenzione e del potenziamento di funzioni. Ma quali sono i numeri della longevità?

Secondo il Bilancio Demografico Nazionale dell’ISTAT (Report 10 giugno 2016) in Italia sta aumentando “il carico strutturale della popolazione anziana”, vale a dire che: “…Nel 2015 si è registrato un ulteriore incremento del grado di invecchiamento della popolazione (l’indice di dipendenza strutturale, ossia il rapporto tra la popolazione in età inattiva su quella attiva è pari al 55.5%).

Al 31 dicembre 2015 l’età media della popolazione è pari a 44.7 anni (+ 0.3 punti percentuali rispetto al 2014) […]. Analizzando la struttura per età della popolazione, si osserva la continua riduzione della popolazione con meno di 15 anni (13.7%); continua a ridursi anche la consistenza della popolazione in età attiva (15-64 anni – 64.3% meno dei due terzi del totale su scala nazionale), mentre è in crescita la popolazione di 65 anni e oltre (22%) con un aumento costante degli ultraottantenni (6.7%)”.

Tutte queste cifre fanno emergere due aspetti rilevanti: il primo è che dal punto di vista “sociale” una possibile linea temporale che discrimina chi si sta preparando ad affrontare il processo di invecchiamento da chi invece “non lo sta ancora facendo” può essere collocata intorno ai 65 anni (ma com’è la qualità di vita di un 65enne oggi?); il secondo punto è che la fascia di popolazione considerata anziana è in costante crescita e questo sposta l’attenzione sulla natura complessa del fenomeno, portandoci a considerare l’impatto anche dal punto di vista ad esempio familiare, sociale, medico e assistenziale.

Quali sono le funzioni Cognitive interessate dall’invecchiamento?

In realtà, non necessariamente i cambiamenti percepiti nella propria capacità di essere efficienti rappresentano sintomi di un’evoluzione in senso patologico, piuttosto, riflettono le modificazioni a cui va incontro il cervello nel corso del tempo: tali modificazioni non lo coinvolgono in modo omogeneo, ma alcune aree sembrano essere più sensibili. In particolare, sembra che siano tre le funzioni prevalentemente interessate (Silveri, 2005; 2016):

1. la velocità di processamento dell’informazione: immaginiamo di poter paragonare il cervello ad un distributore di carburante e l’attività da svolgere ad un percorso da fare in auto; possiamo pensare che la maggior parte della benzina venga destinata e utilizzata nelle prime tappe, mentre nella parte finale del percorso la disponibilità sarà progressivamente più scarsa;

2. la capacità e la funzionalità della memoria di lavoro: invecchiando sembra diminuire la quantità totale di “energia” che può essere messa a servizio delle capacità di processamento ed immagazzinamento di informazioni e stimoli;

3. l’efficienza dei processi inibitori: con il passare del tempo sembrerebbe esservi la tendenza verso una diminuzione di tale efficienza, con conseguente aumento della sensibilità alle distrazioni ed una maggiore difficoltà a carico della capacità di concentrazione.

Non tutti invecchiamo allo stesso modo: come preservare le proprie capacità Cognitive

Arrivati a questo punto abbiamo potuto constatare che esiste una sorta di trand nel cambiamento cui il cervello va incontro nel corso degli anni, ma allora come mai alcune persone manifestano più tardi di altre queste modificazioni strutturali? E come mai, a fronte di un possibile evento patogeno alcuni reagiscono meglio in fase di recupero?

Per cercare di trovare una risposta possiamo rivolgere l’attenzione a due fattori che contribuiscono a far emergere le differenze individuali (Silveri, 2016; Mondini et al., 2012; Sedda, 2016):

· la riserva cerebrale: può essere definita come la “capacita individuale di resistere al deterioramento cognitivo fisiologico o patologico attribuendola alla maggiore materia cerebrale”. In effetti la riserva cerebrale sembra essere connessa a fattori quali: le dimensioni del cervello, il numero di neuroni, il numero delle sinapsi e la ricchezza dell’albero dendritico, descrivendo quindi la risorsa in termini neurologici. Nel cervello sarebbero, dunque, presenti circuiti neurali meno suscettibili al danno utilizzabili in caso di aumento della richiesta ambientale e di carico cognitivo;

· la riserva cognitiva: esprime, invece, le risorse dal punto di vista funzionale ed è basata sull’efficacia dei circuiti neuronali. L’idea è che nel cervello siano presenti capacità che sono in grado di emergere in caso sia necessario far fronte ed eventualmente compensare la presenza di difficoltà cognitive. Tra gli elementi che sembrano contribuire in tale direzione possiamo citare sia le differenze innate (es. bagaglio genetico, intelligenza fluida), sia fattori acquisiti legati alla “modulazione ambientale” (Sedda, 2016) come ad esempio l’intelligenza cristallizzata, la storia lavorativa e le esperienze educative.

Il Cervello dinamico della Terza età

La presenza di tali risorse di riserva evidenzia la capacità di adattamento del nostro cervello a fronte di eventi (esterni o interni) che minacciano il suo “normale” funzionamento: il collegamento con la plasticità cerebrale emerge in modo naturale.

Inizialmente si pensava che la plasticità riguardasse soltanto il cervello in età evolutiva, oggi, invece, si è potuto mettere in luce che anche in età più avanzata è possibile mantenere quel carattere di dinamicità e adattamento ai cambiamenti: è sulla base di queste scoperte che si poggiano gli studi di efficacia dei training cognitivi rivolti ad adulti e anziani. L’idea alla base è che anche un cervello “più maturo” possa beneficiare di interventi finalizzati a stimolare l’efficienza dei processi cognitivi: “…Un comportamento può modificare le connessioni tra i neuroni…se ne possono formare di nuove e ne possono emergere altre silenti…” (Sedda, 2016).

Ecco allora che emerge l’importanza di intervenire per proteggere la salute dei nostri neuroni per favorire: a) il mantenimento e lo sviluppo di abilità: più si esercita una funzione cognitiva e più si tende a ridurre il rischio di perdita di efficienza; b) la prevenzione: la stimolazione può fungere da fattore “protettivo”, inteso ovviamente non nel senso di completa immunizzazione, ma di aumento delle “difese” contro il rischio di perdita di efficienza cognitiva e c) il miglioramento della qualità della vita: proprio in una fase in cui ci si trova a dover assumere nuovi ruoli, a costruire una diversa immagine di sé e a darsi nuovi obiettivi di vita, diventa possibile lavorare sulla riscoperta delle proprie risorse e potenzialità per mantenere il più a lungo possibile il senso della propria autoefficacia.

Consigli ed esercizi di neurotraining

Ecco qualche consiglio per mantenere attivo il nostro cervello:

1. Scrivere in 10 minuti di tempo tutte le parole che iniziano con P (la lettera è a titolo esemplificativo, l’esercizio si può fare con tutte le lettere ovviamente)

2. Riordinare le seguenti lettere per formare una parola di senso compiuto: I I S S N P A
3. Scrivere una storia di 50 parole utilizzando solo termini che inizino per vocale

Suggerimenti più generici (solo alcuni):

Introdurre stimoli e attività nuove per ridurre routines e abitudini automatizzate

– Curare l’igiene del sonno

– Coltivare una soddisfacente rete di relazioni sociali

– Sviluppare i propri interessi, favorendo l’espressione della creatività

Dott.ssa Nicoletta Porcu

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.